Archivio della categoria: Terremoto Abruzzo 2009

Terremoti e rischio sismico. La piattaforma

Giovedì 28 febbraio alle ore 15 si terrà un importante momento di confronto sul tema del rischio sismico, della sua comunicazione e delle problematiche connesse, in cui saranno chiamati a intervenire esponenti del mondo accademico senese che appartengono a diverse discipline. ORENT ha preso parte attivamente alla costruzione di questo percorso di confronto. Di seguito la piattaforma di partenza per la discussione di giovedì.

Terremoti e rischio sismico: valutare, comunicare, decidere

La difesa da eventi naturali potenzialmente dannosi ha dei costi che possono essere affrontati solo se si ha consapevolezza dei rischi cui si è esposti. I terremoti non fanno eccezione a questo semplice enunciato, con l’aggravante di essere eventi rari (nell’esperienza di vita dei singoli cittadini) che però si sviluppano nell’arco di poche decine di secondi, non permettendo nessun tipo di difesa nell’immediatezza dell’evento. Per questo motivo è assai necessario parlare di rischio sismico anche in un territorio come quello senese e soprattutto farlo “in tempo di pace”. Un’occasione per farlo è l’ampio dibattito sorto attorno alla sentenza dell’Aquila che ha condannato i componenti della commissione Grandi Rischi e che pone importanti interrogativi da risolvere (prevedibilità, responsabilità dell’intervento, ruolo della prevenzione, ecc.).

Il problema ha aspetti tecnici (definizione dei possibili scenari sismici attesi, tecniche di difesa dai danni del terremoto) ma questi si collocano in un ambito assai più vasto. Infatti, ogni attività di prevenzione richiede decisioni politiche riguardo ad un numero di possibili opzioni e questa possibilità/necessità di scelta pone problemi importanti che riguardano il processo decisionale: chi decide, su che base e con quale consenso? Aspetti importanti in quest’ambito sono il livello di spesa giudicato sostenibile a fronte di differenti livelli di verosimiglianza attribuiti alle possibili minacce (la probabilità di una dato evento calamitoso), della diversa percezione del rischio da parte dei cittadini (di cosa ho paura?) e del livello di protezione da adottare ovvero (cosa proteggere?). Tutti questi elementi rimandano a scelte di ordine etico relative, per esempio, al valore attribuito ai beni da difendere (scuole, chiese, fabbriche, vite umane) e alla attribuzione delle responsabilità in caso di disastro (il caso dell’Aquila insegna).

Un aspetto importante in questo contesto è la definizione di percorsi formativi per i cittadini di ogni età e l’analisi della catena decisionale che le istituzioni e la società civile devono attivare in prospettiva di un evento eccezionale, sia esso atteso nel lungo o nel breve termine. Vanno quindi coinvolti a pieno i cittadini, gli esperti e le istituzioni pubbliche e private che hanno la responsabilità di comunicare e gestire il rischio da calamità naturale oltre che pianificare le attività di prevenzione finalizzate alla riduzione del rischio stesso.

Per attivare un percorso virtuoso che porti ad una efficace riduzione dei rischi da terremoto o da altri eventi disastrosi è necessario fare chiarezza sulla gestione dell’intero processo, interrogarsi innanzitutto su come avvengano le previsioni dei terremoti, in altre parole, su cosa sia la costruzione si base scientifica del rischio in condizioni di probabilità e incertezza. È poi necessario interrogare esperti e ricercatori sulle modalità con cui questo rischio viene in realtà percepito, come dovrebbe avvenire la comunicazione del rischio alla cittadinanza e le prassi (se esistono) con cui le istituzioni affrontano il problema a tutti i livelli.

A tal proposito, il Dipartimento di Scienze fisiche, della Terra e dell’Ambiente dell’Università degli studi di Siena ed Il lavoro culturale in collaborazione con il Centro Interuniversitario per la Storia del Cambiamento Sociale e l’innovazione (CISCAM), ilCentro di Studi Interdisciplinari su Memorie e Traumi culturale dell’Università di Bologna (TraMe)  e alcune Scuole di Dottorato di Ricerca dell’Università degli Studi di Siena organizza la Tavola Rotonda “Terremoti e rischio sismico: valutare, comunicare, decidere.  ”

L’iniziativa si svolgerà il 28 febbraio 2013 dalle 15 alle 18 presso l’Auditorium del Collegio Santa Chiara in Via Valdimontone 1 a Siena ed è connessa alle attività di formazione previste nell’ambito delle Scuole di Dottorato coinvolte (fornirà crediti formativi ai partecipanti).

Il terremoto, Barca e la lezione dell’Irpinia

di Stefano Ventura

 

Il ministro per la coesione territoriale, Fabrizio Barca, ha visitato alcuni paesi del Cratere domenica scorsa, accompagnato dall’ex sindaco di Sant’Angelo dei Lombardi, Rosanna Repole, e incontrando diversi sindaci e amministratori. Il motivo della visita è stato l’approfondimento delle dinamiche di legge e di ricostruzione urbanistica che hanno contraddistinto la ricostruzione irpina, con i suoi processi virtuosi e casi positivi e con le ombre che hanno ispirato più volte la narrazione scandalistica che i media hanno trasmesso nel corso degli anni all’opinione pubblica nazionale.

In particolare Barca ha cercato di conoscere dettagliatamente i meccanismi di ricostruzione dei centri storici dei piccoli paesi irpini, alla ricerca di spunti e stimoli da trasferire a L’Aquila. E’ incoraggiante  che un ministro che si occupa di coesione dei territori, qualcosa di cui si ha un drammatico bisogno in tempi di tagli serrati, accorpamenti e chiusure di strutture, visiti queste aree del Mezzogiorno diverse dalle solite mete.  Sarebbe stato bello avere la stessa attenzione durante l’emergenza neve del febbraio scorso, soprattutto da parte degli amministratori della Regione Campania.

Il ministro Barca ha avuto occasione di spiegare il suo modo di intendere le tre parole chiave (infrastrutture, scuola e banda larga) da lui individuate per tentare di dare una scrollata al Mezzogiorno intorpidito.

La visita capita poi in prossimità dello sblocco di circa 50 milioni di euro per completare la ricostruzione in provincia di Avellino; un’occasione importante per i comuni terremotati, una piccola boccata d’ossigeno da gestire all’insegna di metodi e criteri nuovi, come proposto nel dettaglio di norme e procedimenti da alcuni sindaci, dall’Anci e dalla Lega Autonomie.

Un piccolo esempio di un progetto – pilota innovativo Barca lo ha osservato ad Auletta (Salerno) dove ha sede un Osservatorio sul Doposisma. Qui Il recupero del centro storico, il “Parco a ruderi”, ancora abbandonato dal 1980, è stato al centro di un concorso di idee coordinato a RENA ( Rete per l’Eccellenza nazionale), che ha visto partecipare 56 progetti da tutto il mondo; sono stati poi scelti cinque finalisti, che si sono confrontati in un workshop che avvierà un percorso per prendere il meglio da ognuno dei progetti. I prossimi mesi diranno se la sfida è stata vinta, ma quelli finora giunti sono segni incoraggianti.

Tra le cose buone da suggerire per la ricostruzione dell’Aquila, se fosse possibile, si dovrebbe restituire un pizzico di quello spirito che animò gli irpini e i lucani subito dopo il sisma, quella voglia di ripartire, quel senso di solidarietà e di comunità che poi, con l’arrivo dei soldi per ricostruire, e quindi degli interessi, andò scemando. Gli aquilani, se rivogliono il loro centro storico, non dovranno essere egoisti, dovranno essere pronti cedere anche qualche metro quadro di proprietà, dovranno pensare all’insieme e non al particolare.

Sulle cose da non fare, invece, bisogna rimarcare che le cricche e il malaffare, compreso quello criminale, sono abilissimi a infiltrarsi tra subappalti, concessioni e incarichi, specie se c’è fretta di fare. Su questo si deve vigilare, al di là dei certificati antimafia, con strutture inquirenti e di controllo, ma anche con la partecipazione attiva degli stessi terremotati e della società responsabile.

Inoltre, sarebbe buono evitare progetti megalomani e sradicati di infrastrutture e sviluppo. Non voglio parlare delle aree industriali del cratere, faccio un altro esempio più recente; a San Giuliano di Puglia è stata costruita una scuola avveniristica, dopo il terremoto del 2002, costata quattro milioni di euro per circa 100 bambini iscritti. Non sarebbe forse meglio costruire tante scuole, asili e plessi universitari “normali”, sicuri e attrezzati, invece che strutture sovradimensionate?

Il Mattino (ed. Avellino), 18 aprile 2012